27/11/2023

Ora che lo so. Il cellulare può aspettare - Per la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell'adolescenza, una campagna di sensibilizzazione contro l'uso degli schermi digitali sotto i 2 anni




Sono passati oltre 30 anni dall’adozione, il 20 novembre nel 1989, della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenzaratificata dall’Italia il 27 maggio 1991, che per la prima volta ha riconosciuto i bambini come aventi diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici.

54 articoli che poggiano su quattro principi fondamentali:

1.       Il diritto alla parità di trattamento

Nessun bambino deve essere discriminato a causa del sesso, dell’origine, della cittadinanza, della lingua, della religione, del colore della pelle, di una disabilità o delle sue opinioni politiche.

2.       Il diritto alla salvaguardia del benessere

Quando occorre prendere decisioni che possono avere ripercussioni sull’infanzia, il benessere dei bambini è prioritario. Ciò vale in seno a una famiglia tanto quanto a livello statale.

3.       Il diritto alla vita e allo sviluppo

Ogni bambino deve avere accesso all’assistenza medica, poter andare a scuola, ed essere protetto da abusi e sfruttamento.

4.       Il diritto all’ascolto e alla partecipazione

Tutti i bambini, in quanto persone a pieno titolo, devono essere presi sul serio e rispettati. Ciò significa anche informarli in modo conforme alla loro età e coinvolgerli nelle decisioni.

 

Parlare oggi di diritti dei bambini e delle bambine è importante, non solo perché in Italia, negli ultimi 10 anni, si è assistito ad un crollo demografico costante, passando dai 500mila nati all’anno, al record negativo del 2022, con 390mila nascite a fronte di 700mila decessi (dati Istat); ma anche perché, nello stesso periodo, il tasso di minori in povertà assoluta è quasi triplicato, raggiungendo il picco del 14,2% (quasi 1,4 milioni di minori), situazione che ha prodotto con un forte impatto anche sui percorsi.

 

In questo quadro, si inserisce un nuovo tema, forse una nuova emergenza, legata alle tecnologie digitali che, pur rappresentando una parte integrante dei processi di comunicazione, relazione e apprendimento di bambini, bambine e adolescenti soprattutto durante l’emergenza pandemica, svelano dei contorni di pericolosità legati al loro errato utilizzo o addirittura abuso.

Proprio su questo aspetto si è concentrata l’iniziativa dedicata al 20 novembre 2023, realizzata dall’Assessorato all’Istruzione del Comune di Bergamo in collaborazione con ATS BergamoPediatri di famiglia BergamoGarante per i diritti dell’infanzia e adolescenza del Comune di BergamoAssociazione Parole O_Stili, e con la partecipazione di SpazioUau, consulting company di Trieste specializzata nei servizi di comunicazione, marketing e sviluppo digitale, che ha ideato la campagna online e offline.

 

Oggetto della campagna è la sensibilizzazione degli adulti sugli effetti dannosi dell’utilizzo del cellulare da parte dei bambini sotto i 2 anni di vita.

Con lo slogan “Ora che lo so” /oracheloso.bergamo.it, e attraverso una creatività multi soggetto, viene posta l’attenzione su comportamenti comuni che spesso gli adulti mettono in campo nella relazione con i bambini, sulle conseguenze negative che quei gesti comportano, sulle consapevolezze che dovrebbero nascere una volta conosciuti i rischi e i possibili disturbi derivanti dall’uso disinvolto dei device.

 

Alcuni esempi

La cena con gli amiciil viaggio in auto o quel programma in tv che ci piace tanto

A quale genitore non è capitato di utilizzare lo smartphone come un babysitter moderno? Perchè in fondo aiuta a "tranquillizzare" i nostri bambini e le nostre bambine.

Ma è davvero così? 58,1% è la percentuale italiana di bambini e bambine, tra gli 11 e i 15 mesi, che usano computer, tablet o smartphone. Un uso precoce di dispositivi digitali contribuisce allo sviluppo di abitudini stimolo-risposta che compromettono la capacità di concentrazione e pazienza, alterando l'organizzazione della conoscenza e influendo negativamente sulle aree cruciali per lo sviluppo del linguaggio.

Ora che lo so, non ricorro a smartphone o tablet per superare il momento di difficoltà e da genitore sarò un supporto sicuro per fare esperienza con cibo e sapori.

Oppure

L’allattamento, la ninna nanna per addormentarli, il momento della pappa

Sono tutte occasioni per ottimizzare i tempi e fare quella chiamata rimandata da giorni o guardare quel video che hanno condiviso nella chat dei colleghi. Perché in fondo così non perdo ulteriore tempo prezioso.

Ma è davvero così? L’interruzione di una connessione tra bambini e genitori, persino con una telefonata di 30 secondi, può interferire con la funzione di rispecchiamento relazionale, influenzando così l'acquisizione dell’autoregolazione emotiva. In pratica, quando il bambino non ha una figura di riferimento a cui guardare per capire il mondo, può sviluppare una visione negativa degli eventi che gli si verificano intorno.

Ora che lo so, sono consapevole che il mio sguardo attivo e reattivo è importante per la sua crescita. Per questo disattivo le notifiche del mio smartphone, così da potermi dedicare appieno al mio ruolo di genitore.

L’allattamento è un momento fondamentale di relazione, evito di utilizzare schermi come tv, smartphone e tablet per intrattenermi. Preferisco la connessione tra noi due, occhi negli occhi.

 

“La campagna di comunicazione ‘Ora che lo so’ è nata da una duplice preoccupazione e sollecitazione.

Da un lato, il lavoro che da diversi mesi i Servizi per l’Infanzia del Comune stanno svolgendo, sul tema dell’utilizzo del digitale, attraverso colloqui con i genitori di bambini e bambine piccolissimi che frequentano i nostri nidi e i corsi per neo genitori. Da questi incontri è emersa una scarsa o nulla consapevolezza di quanto l’uso di schermi nei bambini sotto i due anni possa essere dannoso, o limitante, le possibilità di corretto sviluppo psicofisico, in particolare neurologico.

Dall’altro, la sollecitazione dei pediatri di base che, in un tavolo di confronto, hanno portato alla nostra attenzione l’atteggiamento di stupore dei genitori di fronte alla loro indicazione di divieto o forte limitazione dell’uso di device con i figli.

Da queste considerazioni è nata la campagna focalizzata su tre filoni tematici: il possibile danno neurologico e cognitivo; quello psicologico e relazionale; quello motorio e posturale, con possibili conseguenze anche per la vista. Questi tre ambiti di rischio per i bambini sotto i due anni sono il focus della comunicazione che, oltre a rappresentare il danno, offre una proposta di riflessione sull’adozione di comportamenti coerenti a partire dall’utilizzo dello sguardo, delle parole, della lettura, fino alla costruzione di una relazione positiva con l’ambiente intorno.

Da persona convinta dell’importanza dell’uso del digitale e delle competenze digitali nella relazione con gli altri e nel lavoro, ritengo però necessario sottolineare quanto sia necessario tenere in considerazione il fattore età: sotto i due anni di vita gli schermi fanno male.” Loredana Poli, Assessora all’Istruzione

 

“Sul tema del digitale sono molti anni che facciamo incontri con le famiglie; c’è molta sensibilità ed interesse e a volte anche confusione. Non vogliamo sembrare fuori dal tempo, demonizzando il digitale ma ci sembra fondamentale essere capaci di portare riflessioni. 

La situazione sta diventando davvero troppo pericolosa, noi vediamo che il cellulare spesso è la prima e unica risposta e tutto quello che è relazione passa in secondo piano.

È l’adulto che prima di tutto deve crederci e informarsi e rispondere alle domande dei più piccoli in modo adeguato, per evitare così la funzione di baby sitter o calmante che gli schermi esercitano, è sempre l’adulto che invita i bambini e le bambine a svolgere attività alternative e creative che permetteranno di escludere i dispositivi mobili a cena o durante i momenti in famiglia e che, infine, sceglie di aprire e chiudere i canali social per regolare i flussi comunicativi e aprire quelli del cuore e dello stare insieme.” Livia Cosmai, Responsabile Servizi per l’infanzia del Comune di Bergamo

 

Le abitudini delle famiglie italiane parlano chiaro: il 26% dei genitori fa usare autonomamente lo smartphone a bambini e bambine sotto i due anni, mentre il 35% delega ai dispositivi il compito, ad esempio, della lettura delle fiabe. Con Parole O_stili lo diciamo sempre: la Rete può essere un posto bellissimo, ma da una certa età, nei giusti tempi e con i giusti equilibri. Altrimenti “fa male”! Lavorare come adulti su questa consapevolezza è il regalo più bello che possiamo fare ai più piccoli: ci saranno più tempo per le coccole, per i momenti di gioco e - come dice il principio 5 del manifesto dedicato ai bimbi - per “abbracciarsi con le parole” Rosy Russo, Founder di SpazioUau e Presidente di Parole O_Stili. 

 

Nella vita di tutti i giorni, capita di vedere gli adulti che lasciano guardare il cellulare ai bambini, anche molto piccoli, alcune volte per periodi prolungati. Senza ovviamente colpevolizzare, quei bambini sono sicuramente dei nativi digitali, ma la tenera età non è quella idonea per l’esposizione agli schermi dei cellulari ed è nostro dovere, in primis da parte di ATS Bergamo quale Ente programmatore delle politiche di Regione Lombardia sul territorio di competenza, farsi carico di una corretta informazione nei confronti delle famiglie e di tutti coloro che si interfacciano giornalmente coi più piccoli. In questo senso, condividiamo i contenuti di questa iniziativa e ne favoriamo la diffusione, per una sempre maggiore consapevolezza su temi che, se intercettati precocemente, non diventeranno disturbi o patologie un domani.” Massimo Giupponi, Direttore generale ATS Bergamo

 

Nella mia attività quotidiana di pediatra di famiglia, a diretto contatto con i genitori e i loro bambini dalla nascita, mi rendo conto della mancanza di consapevolezza riguardo ai danni che l’utilizzo degli schermi provoca nei primi mesi e anni di vita. Tutte le organizzazioni che si occupano di salute del bambino (tra cui cito a titolo di esempio l’Accademia Americana di Pediatria, la Società Italiana di Pediatria, l’Istituto Superiore di Sanità) sono unanimi nel raccomandare di NON esporre i bambini agli schermi nei primi 2 anni di vita poiché in questa delicata fascia d’età (i famosi “primi 1000 giorni” di vita) creano danni al loro sviluppo globale senza fornire benefici.

Il tempo del bambino piccolo è un tempo prezioso per il suo sviluppo. E’ importante che i neo genitori sappiano che lo schermo interferisce e toglie tempo a ciò che è indispensabile per la crescita del loro bambino. E cosa è indispensabile per un bambino piccolo? Innanzitutto ricevere uno sguardo attento, amorevole, dedicato, non distratto, tramite il quale può crearsi quell’’attaccamento sicuro’ che è la base di ogni evoluzione.

In secondo luogo ha bisogno di esperienze vere (motorie, sensoriali, emotive, relazionali) che si fanno nella semplicità della vita reale: l’allattamento, il gioco, la passeggiata all’aperto, il momento del pasto, i contatti con gli altri, l’espressione e la gestione delle emozioni, le cose “che capitano”. Queste esperienze vengono perse o impoverite dagli schermi usati dagli adulti o dai bambini stessi.” Chiara Zanolini, Pediatra di famiglia a Bergamo

 

La tutela del minore, in questo caso dei bambini sotto i 2-3 anni di vita, prevede anche di occuparsi dei rischi che i piccoli corrono per l'esposizione precoce a tablet e cellulari. L'aspetto del raggiungimento dei traguardi di crescita del neuro sviluppo viene compromesso specie nella mancanza di occasioni di interazione e di gioco tra genitore e bambino quando il primo è occupato a chattare o addirittura quando il secondo usa il cellulare direttamente.
La genitorialità responsiva è ovviamente molto compromessa dall'abuso del cellulare e questo tema è importante per chi come me vuole garantire il diritto dei bambini a uno sviluppo neuro evolutivo al massimo potenziale possibile
” Leonello Venturelli, Garante per i diritti l'infanzia e dell’adolescenza del Comune di Bergamo

 

La campagna è in alcuni spazi affissioni della città, oltre che online su oracheloso.bergamo.it e su bambiniegenitori.bergamo.it

 

 Per visionare i manifesti della campagna e la locandina in distribuzione negli studi dei pediatri di base della città cliccare QUI.